Il concetto di natura per i greci e il primo filosofo Talete

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Dopo aver analizzato la nascita della filosofia greca, adesso scopriamo qual è il concetto di natura per i greci per capire perché questi filosofi vedono in un elemento naturale l’origine di tutte le cose. All’interno post faremo la conoscenza anche del primo filosofo greco, Talete. Ecco tutto quello che bisogna sapere per non fare cattiva figura all’interrogazione di filosofia del terzo anno.

L’UOMO E LA NATURA

La filosofia nasce nel momento in cui l’uomo comincia ad osservare il mondo e ad interrogarsi sulla natura stessa delle cose, sul loro principio di vita e di mutamento. Qual è l’origine di tutte le cose? Questa è la domanda che si pongono i primi filosofi e a cui cercano di dare una risposta non più raccontando in forma poetica, come faceva il mito, la nascita del mondo, ma cercando all’interno della natura stessa un principio che possa essere la causa dei suoi cambiamenti. Che il mondo passi di trasformazione in trasformazione è sotto gli occhi di tutti, ma esiste un principio, una realtà unica ed eterna al di sotto del divenire, di cui tutto ciò che esiste è passeggera manifestazione?

I greci per indicare la natura usavano la parola physis, che racchiude in sé l’idea di totalità e divenire. Infatti il termine deriva dalla radice phyo che significa “genero”, “cresco” e indica la totalità delle cose che nascono, vivono e muoiono. Physis è il mondo del cielo e della terra che si offre ai nostri occhi e che fa parte della nostra esperienza quotidiana. Dunque l’uomo per i greci non si contrappone alla natura, ma ne è parte integrante e con lui tutto ciò che egli stesso produce.

La natura è un mondo e gli elementi che la compongono non sono isolati gli uni dagli altri, ma governati e attraversati da un unico principio. Questa idea di totalità, questo sentirsi parte di un tutto armonico è rintracciabile nelle parole stesse che i greci usavano per indicare le cose e i pensieri. In fondo anche le parole fanno parte di questo tutto e ne condividono l’essenza.

Physis, infatti, nel suo significato originario indica anche il principio, quella realtà prima e originaria che è alla base di tutte le cose e ne permette la spiegazione. Una traccia di questo significato originario di natura quando diciamo che gli esseri viventi si comportano secondo la loro natura. Natura di una cosa è, infatti, ciò che è proprio di essa e la fa essere quella che è e non una cosa diversa.

Aristotele presenta i filosofi del VI secolo come coloro che per primi studiarono la natura alla ricerca dell’archè. La parola greca archè deriva dal verbo archein che significa “essere il primo”, “essere il capo”. Archè indica, dunque, sia ciò che viene prima nel tempo sia ciò che viene prima per importanza.

TALETE E L’ACQUA

Talete nasce a Mileto, città dell’Asia Minore sulle coste turche del Mar Egeo, tra il VI e il VII secolo a. C. Uno dei centri più fiorenti, insieme a Efeso, Colofone, Clazomene, Samo e Chio, della civiltà jonica, che nel VI secolo a. C. si sviluppa in Jonia, ovvero nella costa meridionale dell’Asia Minore che era stata appunto colonizzata dagli Joni.

Qui i mercanti, desiderosi di materie prime e sbocchi commerciali avevano costruito una flotta mercantile che navigava dal Mar Nero e dalle coste della Turchia mediterranea all’Egitto,

colonizzazione greca
La colonizzazione greca tra VII e VI sec.

dal Caucaso al Sud della Francia, all’Italia meridionale. La pressione demografica aveva inoltre favorito la nascita di colonie greche in Sicilia, nella Magna Grecia (Campania, Calabria, Basilicata e Puglia) e sulle coste del Mar Nero.

Questo contesto geografico rese possibili i contatti con diversi popoli asiatici e africani che sicuramente influenzarono culturalmente il mondo greco. Al centro del Mediterraneo e a metà strada tra Occidente e Oriente, la Grecia del VII-VI secolo a. C. a bene dire viene definita la culla del sapere occidentale.

Talete è il primo filosofo a cui si fa risalire l’origine della filosofia greca. In bilico tra leggenda e storia, di lui non ci è giunto alcun frammento scritto. Ma per fortuna ci hanno pensato filosofi, biografi e storici successivi a renderlo immortale. Platone lo definì “ingegnoso nelle tecniche” e nel suo dialogo Protagora ci racconta come fosse ritenuto uno dei sette saggi, le sette personalità dell’antica Grecia vissute tra il 600 e il 500 a, C. e considerate un modello di assoluta saggezza.

Il suo sapere infatti spaziava dall’indagine naturale – studiò il meccanismo delle piene del Nilo, trovò un metodo per calcolare la distanza delle navi dal porto e l’altezza delle piramidi attraverso la misurazione dell’ombra – alla matematica (a lui sono attribuiti molte scoperte geometriche) all’astronomia, pare abbia predetto un’eclissi totale di sole realmente avvenuta nel 585 a. C.

I PRIMI FILOSOFI: COME LI VEDEVANO GLI UOMINI DEL TEMPO

Nel dialogo Teeteto Platone ci racconta un aneddoto:

“Mentre camminava con gli occhi fissi al cielo, Talete cadde in un pozzo, provocando le risate di una servetta tracia che, prendendolo in giro, gli disse di preoccuparsi delle cose del cielo e di non accorgersi di quelle davanti e tra i piedi”.

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Nel trattato Politica Aristotele ci racconta un altro aneddoto:

“Poiché la gente rinfacciava a Talete, povero com’era, l’inutilità della filosofia, egli, avendo previsto mediante calcoli astronomici un abbondante raccolto di olive, durante l’inverno comprò a basso costo tutti i frantoi di Mileto e Chio per poi affittarli al tempo della raccolta ottenendo grossi guadagni. Dimostrò così che per i filosofi è facile arricchirsi, ma non è questo lo scopo a cui “per natura” tendono”.

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Personalità eccentrica e fuori dalle righe, Talete da buon filosofo era sì assorto e sbadato, ma allo stesso tempo dal grande spirito pratico.

L’ACQUA
Talete
Talete

Ma torniamo al principio di tutte le cose: l’acqua. C’è una natura da cui le cose provengono e a cui ritornano, che è sempre salva dal nulla, una physis che è la madre di ogni cosa. Quando Talete chiama l’essenza di tutte le cose acqua, non dobbiamo però pensare all’acqua di un bicchiere o all’acqua del mare e della pioggia, bensì a quella totalità delle cose che si manifesta in ciò che esse hanno di identico.

Ed è ancora una volta il filosofo Aristotele a venirci in soccorso spiegandoci nel libro alfa della Metafisica che Talete arriva alla sua conclusione attraverso semplici osservazioni naturali, per esempio quella che tutte le cose vive sono umide, mentre quelle morte sono secche. I semi generatori della vita vegetale sono umidi, il corpo umano e quello degli altri animali è composto dall’acqua; il nutrimento di tutte le cose è umido.

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Talete viaggiò molto ed è probabile che venne a contatto con i miti e le credenze dell’Antica Mesopotamia, in particolare con il mito babilonese della nascita del cosmo dalla separazione delle acque dolci da quelle salate rappresentate da Apsu, il padre universale, il dio-serpente dell’acqua dolce e Tiamat, la dea-drago dell’acqua salata, dai cui occhi nacquero il Tigri e l’Eufrate.

Così comincia il poema mesopotamico Enûma Eliš :

«Quando in alto il cielo era senza nome,
in basso la terra non aveva nome,
Apsû, il primo, fonte di entrambi,
e Tiamat, la madre, genitrice del cielo e della terra,
si mescolavano in un’unica massa.»

(Enûma Eliš, 1-5)

Ma non bisogna andare troppo lontano, anche Omero nel mito della creazione associa una divinità primordiale e acquatica, l’Oceano, alla nascita dell’universo:

«Vado a vedere i confini delle terra feconda,
l’Oceano, principio degli Dei, e la madre Teti. »

(Omero, Iliade, XIV, 200-201).

 

Eliana Macrì

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Adesso leggi la lezione su Anassimene e Anassimandro. 

Se ti sei perso la lezione precedente clicca qui: La nascita della filosofia greca: quello che bisogna sapere

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