Socrate, il logos e il cuscino delle false certezze

Vota il post
A braccetto con Socrate viaggiamo tra la filosofia, ci chiediamo cosa sia la sapienza e quale è la via per avvicinarsi a essa: il confronto con l’altro.

SocrateUna scritta incisa sul tempio di Delfi: “Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”. Ok, la domanda è: possiamo dire di conoscere veramente noi stessi e il mondo che ci circonda? C’è un momento della vita in cui possiamo affermare di possedere questa conoscenza?

Solone, uno dei sette sapienti, sosteneva che di un uomo si può veramente dire se sia stato felice solo alla fine della sua vita, non prima visto che la vita di qualsiasi uomo è soggetta continuamente a cambiamenti. Possiamo dire lo stesso della conoscenza?

I greci credevano che gli uomini potessero conoscere il proprio destino attraverso l’oracolo di Delfi. Qui il dio Apollo parlava per mezzo delle labbra della sacerdotessa Pizia che guidava coi suoi responsi le decisioni di chi non avrebbe mosso guerra senza averla prima consultata.

La Pizia venne interrogata anche su chi fosse il più sapiente tra tutti gli uomini e fu lei a rispondere a Cherofonte che l’uomo in questione era il filosofo ateniese Socrate. Proprio Socrate che amava dialogare con la gente per le vie di Atene, intere giornate trascorse a pungolare i suoi interlocutori affinché imparassero a pensare, a pensare al di là dei pregiudizi radicati in ogni uomo che vive nel tempo e nello spazio.

IO SO DI NON SAPERE

Ma Socrate non poteva accettare il responso della Pizia, lui non si riteneva saggio e non socratepoteva accettare una verità senza che fosse prima verificata. Ma qualcuno gli disse che era l’uomo più saggio tra gli uomini e questo era un responso ridicolo per lui che era fermamente convinto che l’unica sapienza umana possibile e praticabile fosse il sapere di non sapere.

Gli uomini sono sapienti sulla base di una misura che è umana e in quanto tale finita. Loro credono di sapere, ma in realtà restano imbrigliati in costrutti di pensiero troppo legati alla realtà che hanno sotto mano, la quale è solo un aspetto di una verità che si alimenta della continua ricerca che l’uomo fa di se stesso e degli altri. Bell’affare!

IL LOGOS

Socrate è il filosofo della ragione e della parola, del pensiero e della sua condivisione. Socrate è il filosofo del logos e il logos in Grecia è sia la legge interna all’universo, sia la ragione umana in grado di comprenderla, sia la parola umana in grado di dirla. Il linguaggio umano è vero logos quando spiega il principio più profondo delle cose.

Il logos socratico deve adesso penetrare il responso divino e l’unica via percorribile è quella del confronto con gli altri, ecco che diventa dialogos. Il dialogo socratico spezza, dunque, la monoliticità del logos ed introduce un’alternanza che inchioda la necessità ai suoi limiti. Nel confronto bisogna essere pronti a qualsiasi esito e questa è una grande lezione di umiltà da parte del filosofo ateniese:

Il rischio di tenere la porta aperta al mondo è quello di non sapere chi entra e chi esce.

Socrate era come un tafano che pungolava la coscienza degli ateniesi. Cominciò, infatti, a tempestare di domande i venditori di belle frasi e provava un certo piacere nello sgonfiare i loro otri colmi di un inutile sapere. Socrate è la coscienza degli ateniesi, la loro buona e cattiva coscienza.

IL CUSCINO DELLE FALSE CERTEZZE

Non era più possibile dopo averlo incontrato, continuare a dormire sul cuscino delle false certezze, gli uomini perdevano la sicurezza ingannevole delle loro false evidenze. Socrate rendeva gli uomini scontenti, esigenti con se stessi, comunicava loro la smania di conoscersi. I suoi discorsi e la sua personalità sbigottivano, commuovevano, gettavano l’anima in tumulto.

SocratePer il suo aspetto inquietante, fu paragonato alla torpedine di mare che intorpidisce chi la tocca, allo stesso modo Socrate gettava il germe del dubbio e dell’inquietudine nell’animo di chi lo avvicinava. Era come le statuette di sileni che gli scultori tenevano nelle botteghe: brutte d’aspetto, ma se aperte custodivano immagini divine.

Socrate incantava e la filosofia stessa nasce dall’incantesimo, dallo stupore e dalla meraviglia. Ma la filosofia è anche figlia dell’aporia: l’uomo è sì il soggetto del filosofare, ma è un soggetto questionabile, perchè l’uomo è mistero a se stesso. La filosofia è l’essenza stessa dell’inquietudine, è un continuo dubitare di sé e della vita e del rapporto tra se stessi e la vita. L’inquietudine è uno stato di tensione, di continua ricerca, dove ogni conquista non è chiusura ma apertura verso un nuovo cammino.

L’anima scalpita, è per sua stessa natura irrequieta, non può mai stare in pace. L’uomo è la sua anima e la sua vita è filosofia. La filosofia – come evoca la stessa parola che ne indica l’essenza, da phileo che significa amare – è amore e Amore, come si legge nel Simposio, è figlio di Poros (Astuzia) e Penia (povertà), il quale ha ricevuto la natura di entrambi i genitori: l’astuzia del padre e la fame della madre che lo spinge ad una continua ricerca. Non è né immortale né mortale, a volte in uno stesso giorno vive e muore, e risorge continuamente.

IL DUBBIO DI SOCRATE

In perenne tensione verso la verità, Socrate infonde il dubbio perchè è in dubbio, e il suo strumento è l’ironia. L’ironia aggredisce la sua preda sfiorandola, è un arma vitale e non letale, la cui essenza consiste in una continua tensione tra il ludico e il serio, è veramente serio chi è in Socrategrado di essere anche ludico. Se si pensa l’essere bisogna pensarlo anche capace di non essere, la vera onnipotenza è anche impotenza. L’ironia è libertà rispetto l’oggetto, è distacco, è ri-pensamento, non esiste più un solo punto di vista, ma svariate sfumature si perdono l’una nell’altra per ritrovare la loro essenza in un tutto armonico.

(Proprio questo passo sull’ironia si ispira al libro “L’ironia” di Vladimir Jankelevitch che la professoressa.it consiglia caldamente, acquistalo scontato su Amazon cliccando sul link in basso)

Ironia è imparare a leggere tra le righe e a pensare tra i concetti. Essere padroni di sé nell’ironia significa mettersi in gioco. Non si può raggiungere la felicità senza prima passare attraverso l’aporia, senza porsi di fronte a se stessi come problema a se stessi. Ecco perchè la filosofia è vita, è movimento e continua ricerca di sé attraverso gli altri.

Così, il sapiente è colui che assapora, chi assapora sa e chi sa assapora la vita. L’assoluto si attinge attraverso l’uomo, Socrate dimostra, mostrandolo, che la sapienza umana è finita, talmente finita che al cospetto di quella divina è nulla. Socrate incarna il limite umano, una vita priva di ricerca non è degna di essere vissuta e il primo passo è ammettere di non sapere.

Eliana Macrì

Adesso leggi la nostra versione di Santippe, la moglie bisbetica per antonomasia di Socrate

Se avete trovato utile questo post, fate un favore alla professoressa. Condividete e lasciate un piccolo mi piacesulla nostra pagina. 

Questo sito sfrutta uno spazio web acquistato su Siteground, se vuoi fare lo stesso clicca su questo link in modo tale da poterlo acquistare anche tu al 50% di sconto perché raccomandato da noi.