I mondi possibili e le sliding doors: la filosofia di Leibniz in un film

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In questo post analizzeremo la teoria dei mondi possibili di Leibniz attraverso il film Sliding doors di Peter Howitt del 1998.

Tutta la nostra vita può essere racchiusa in tre parole: scelta, possibilità, tempo. E nella libertà della scelta si riflette il dramma della vita umana. Per il filosofo Kierkegaard esistere per l’uomo significa scegliere tra infinite possibilità che si escludono l’un l’altra e che si concretizzano nelle vie che ogni singolo uomo percorre verso il mare che lo attende.

Scegliere in un tempo finito, scegliere perché il nostro tempo è finito. Ogni giorno facciamo delle scelte dalle più banali a quelle che cambiano o possono cambiare il sentiero fino ad ora percorso. Ma siamo sempre noi a scegliere? O meglio siamo sempre liberi nella scelta o a volte capita un elemento, apparentemente fortuito, che ci proietta in un’altra possibile direzione che la nostra vita potrebbe prendere se e soltanto se.

Tutti volgendo gli occhi della mente all’indietro ce lo siamo chiesti e se non avessimo detto quella parola e se non ci fossimo fermati a quello stop…e se le porte della metropolitana non si fossero aperte.

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Le sliding doors che danno il titolo al film di Peter Howitt del 1998, dove Helen

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La locandina del film “Slinding doors”, film del 1998 diretto da Peter Howitt, al suo esordio alla regia.

(interpretata da Gwyneth Paltrow) vive in due diversi mondi possibili, mondi determinati da un piccolo dettaglio: l’apertura o la chiusura delle porte scorrevoli della metropolitana.

Se le sliding doors si apriranno Helen prenderà la metropolitana e arriverà in tempo a casa per scoprire che il suo fidanzato Gerry la tradisce, s’innamorerà di James, conosciuto la stessa mattina in ascensore dopo essere stata licenziata a lavoro. James le raccoglierà un orecchino caduto a terra. Non dimentichiamo questo particolare, un orecchino.

Se le sliding doors si chiuderanno, prenderà un taxi, subirà un tentato furto e continuerà la relazione con il fidanzato ignara del tradimento, che scoprirà solo molto tempo dopo. Le due vite procedono in parallelo, entrambe così reali entrambe così vicine da sfiorarsi in quei dettagli che sembrano dovere accadere necessariamente, indipendentemente dalle scelte e dagli eventi, a volte fortuiti e banali, che li scatenano. Dettagli che sono come sfumature che annullano i confini netti tra le due vite e danno quasi la percezione di essere contenute l’una nell’altra.

Per ognuno di noi esiste un fiume da navigare e un mare in cui sfociare. Ci sono le cascate e i vortici a monte che danno il primo slancio al movimento dell’acqua, poi durante il percorso ci sono i sassi, le anse, le acque dei fiumi che si incrociano con le nostre, gli ostacoli e i bivi che creano due fiumi paralleli che alla fine del percorso arriveranno sempre allo stesso mare. Cambierà il colore, l’intensità, la quantità delle acque perché a cambiare sono stati i percorsi seguiti, ma non il mare che li accoglie in sé e lì forse ogni cosa trova il suo posto, quello a cui, direbbe Aristotele, per natura tende, la ragione stessa della sua esistenza. E il male, il dolore visti dall’alto lasciano il posto alla gioia e al bene. Il male, infatti, esiste solo in una visione parziale delle cose che non considera il tutto come armonia degli opposti in cui l’uno non può esistere senza l’altro.

Ed è proprio questo che il filosofo Leibniz intende dire quando afferma – in una sua opera del 1710, i Saggi di Teodicea

che il nostro mondo è uno degli infiniti mondi possibili, ma è l’unico ad essere veramente reale; gli altri mondi possibili, infatti, sono universi che non abitano lo spazio e il tempo, bensì la mente di Dio. Sono suoi pensieri.

Come lo sono i nostri quando ci chiediamo e se, e che il cinema può rendere concreti attraverso l’immagine.

Così Helen dovrà scoprire il tradimento di Gerry per conoscere l’amore di James. Come i musicisti – dice Leibniz – mescolano le dissonanze agli accordi per pungolare chi ascolta creando uno stato di tensione e attesa per ciò che deve succedere e poi lo rallegrano ricomponendo l’armonia.

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Ritratto di Gottfried Wilhelm von Leibniz conservato presso la Biblioteca regionale di Hannover.

Leibniz non conosceva il cinema, ma la potenza dell’immagine sì e l’opera che abbiamo citato termina con un racconto, dove il protagonista è Teodoro, il gran sacerdote dei romani all’epoca dei re etruschi, il quale si reca ad Atene per interrogare la dea della saggezza Atena sul perché il dio Giove avesse permesso a Sesto Tarquinio, figlio del settimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, di violentare Lucrezia, matrona romana e moglie di Collatino, provocando così la cacciata dei re etruschi da Roma e la fine della monarchia.

Teodoro si addormenta nel tempio e in sogno gli appare la dea che lo guida nel palazzo dei mondi possibili. Il filosofo greco Parmenide, nel suo viaggio verso la conoscenza, è guidato dalla dea della giustizia Dike, la quale possiede le chiavi della ben rotonda verità, l’essere infatti per Parmenide è simile a una sfera priva di imperfezioni, in cui essere, pensiero e parola coincidono. Così come i tre cerchi concentrici di tre colori e d’una circoferenza, che Dante alla fine del suo viaggio fra inferno, purgatorio e paradiso vede Ne la profonda e chiara sussistenza/de l’alto lume, nel cerchio della verità eterna.

In Leibiniz la verità ha la forma di una piramide, in cui ogni piano è un appartamento che rappresenta uno dei mondi possibili, contenuto in un libro. Teodoro si trova in un appartamento intermedio e cerca in questo libro la vicenda di Sesto Tarquinio, mette il dito sulla riga che gli interessa e subito gli si proietta davanti un mondo in cui Sesto non violenta Lucrezia, perché un oracolo lo avverte del delitto che avrebbe potuto commettere.

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Teodoro passa di piano in piano e per ognuno di essi vede una delle vie possibili che la vita di Sesto avrebbe potuto prendere. Salendo verso la cima del palazzo piramidale, gli appartamenti diventano sempre più belli e alla loro bellezza corrisponde una perfezione sempre maggiore del mondo possibile. Giunto alla vetta, anche Teodoro come Dante ha una visione estatica della verità.

Ma la perfezione che si staglia davanti al sacerdote romano è quella del mondo reale, il migliore dei mondi possibili, quello in cui viviamo, quello in cui il delitto di Sesto Tarquinio rende libera Roma dalla monarchia etrusca e porta alla nascita della repubblica, da cui deriverà̀ un grande impero.

Nella totalità del divenire storico, quel delitto ha il colore di un dettaglio, lo stesso delle sliding doors, la cui apertura o chiusura porterà sempre verso un’unica vera realtà, quella di un orecchino che cade e di una frase che si ripete perché forse già conosciuta in un’altra vita Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola.

Eliana Macrì

Ed ecco la scena in questione:

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