La poetica del male: l’oscuro che c’è nei libri e in tv

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Dracula di Bram Stoker è un film del 1992 di F.F. Coppola, tratto dal romanzo dello scrittore irlandese Bram Stoker.
Nell’ora di buco di oggi parliamo della poetica del male, del lato oscuro della letteratura presente in molte opere. 

Già Bram Stoker ci aveva convinto. Libro e film dicono la stessa cosa: che certe volte la parte oscura è molto più affascinante. Alla fine, pensiamoci, è quella bistrattata, additata, piegata alla cronaca come nemico del light side della storia e magari sarà pure così, ma il male ha una sua poesia. E la letteratura ne è piena zeppa di esempi.

Non diciamo niente di nuovo. In ognuno di noi – e questo è il fulcro di alcune filosofie – c’è un equilibrio tra bene e male. Eliminandone una parte saremmo incompleti. Ogni nostra azione lascia un marchio dal doppio colore, bianco e nero ed è mossa dalla consapevolezza che siamo persone perbene. Ma come tutte le vite vissute dalla notte dei tempi, la nostra è una vita in prima persona.

Siamo davvero sicuri di essere una persona perbene?

Ho mentito perché era la cosa giusta da fare. Ho ferito per lo stesso motivo. Ucciso, se serviva… Quanto fatto, risponde a un bene più grande o almeno quello che avverto come bene più grande. Così anche Dracula uccide, tortura, rapisce, dissangua carne bevendone in calici e lo fa per amore. Un sentimento più forte del tempo, più forte di Dio e della vita stessa. Per amore traccerà la sua linea dal punto A al punto B. Nel mezzo anni di tormenti e paura, di segni della croce prima di andare a dormire. La gente vede i denti e la violenza, troppo rumore per sentire il suo cuore battere.

Edgar Allan Poe e i suo scritti di morte sono stati assorbiti nella prima stagione della serie Tv

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The Following è una serie televisiva statunitense trasmessa dal 2013 al 2015 sulla rete televisiva Fox, per un totale di tre stagioni.

The Following – non l’avete vista? Beh, guardatevi solo la prima stagione che è quella che merita – Un serial killer diabolico uccide usando il coltello. Insegna letteratura inglese alla Winslow University, è un romanziere molto affascinante, bella presenza e il suono delle sue parole è velluto tra le mani, poi nel tempo libero uccide quattordici studentesse eviscerandole. Tutti i teleascoltatori tifano per lui, è inevitabile. Come per Dexter o per Hannibal Lecter. Sono personaggi complessi, affascinanti per le loro perversioni, per i loro limiti e per questo così veri.

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John Logan ha portato sul piccolo schermo una serie da grande schermo. Si chiama Penny Dreadful. Tre stagioni di livello che intrecciano le origini dei personaggi della letteratura del

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Penny Dreadful è una serie televisiva statunitense e britannica creata ed interamente scritta da John Logan, trasmessa dall’11 maggio 2014 al 19 giugno 2016 sul canale via cavo Showtime per un totale di tre stagioni.

lato oscuro come Frankenstein, Dorian Gray, Dr. Jekyll e Mr. Hide, il conte Dracula, passando poi per licantropi, possessioni e rituali con le rughe sotto gli occhi. Qui la poesia, nonostante il sangue, è qualcosa di elevato, ti fa stare bene.

In questa Londra vittoriana non ci sono eroi, soltanto uomini e donne piegati alla passione, agli omicidi, alla perdita della fede in Dio o a quella di un figlio. In nessun’altra serie si entra così prepotentemente nella casa del diavolo. Riesci pure a sederti nella sua poltrona e stare comodo. A letto dormirai senza fare brutti sogni. Sembra di essere Margherita al party annuale di Lucifero ne “Il maestro e Margherita” di Bulgakov.

Tutto è un cerchio, vieni sbalzato tra bene e male come fosse una giostra. Di quelle veloci, però. E poi ti rendi conto che è la tua vita quotidiana. In ufficio quando cerchi di sopravvivere al collega, al ristorante quando alzi la voce con il cameriere, a casa quando vorresti uccidere tuo padre per l’ennesima discussione. Poi però c’è una linea sottile che non viene mai varcata, che è al centro, tra bene e male. E l’equilibrio si sa, si ottiene quando le parti sono presenti nella stessa quantità. E quindi, siamo sicuri di essere persone perbene?

Gualtiero Sanfilippo

Questo post è stato pubblicato anche sulla rivista letteraria Kayros

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