La filosofia di True Detective: da Schopenhauer a Nietzsche, quando è il cinema a insegnare

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Quando la filosofia e il cinema diventano una cosa sola. C’è una celebre serie televisiva statunitense del 2014 che si chiama True Detective – noi de laprofessoressa.it ne siamo innamorati – che ha dentro di sé talmente tanti concetti filosofici che ci siamo convinti a scrivere questo post.

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LA TRAMA

La trama vi farà dire: “La solita americanata”, ma no, vi preghiamo di andare oltre e farvi filosofia-true-detectivetrascinare dai due protagonisti, quantomeno fidatevi dei cinque Emmy vinti e delle quattro nomination ai Golden Globe. La prima stagione di questa serie scritta da Nic Pizzolatto e diretta da Cary Fukunaga è ambientata in Louisiana, i protagonisti sono Matthew McConaughey e Woody Harrelson che interpretano due agenti della Polizia di Stato impegnati in un caso di omicidio plurimo.

Le scene si susseguono come le pagine di un romanzo, dove i personaggi hanno una ben precisa caratterizzazione e l’ambientazione delle terre paludose e selvagge della Lousiania svolge un ruolo fondamentale diventando essa stessa uno dei personaggi. Un paesaggio lineare e una trama apparentemente lineare che introduce da subito uno sdoppiamento temporale.

La linea del tempo ad un certo punto si divide in due strade che vanno percorse fino alla fine: una che va all’indietro e in particolar modo al 1995 – anno in cui i detective Rust Cohle (interpretato da McConaughey) e Marty Hart (da Harrelson) indagano sul caso – e una che va in avanti, al 2012, in cui due investigatori dell’FBI interrogano i due poliziotti separatamente sullo

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I personaggi principali della serie: a sinistra Marty interpretato da Woody Harrelson, a destra Rust interpretato dal premio oscar Matthew McConaughey

stesso caso. La narrazione passa da un piano all’altro così come le due vie del tempo si ricongiungono sempre.

Marthy incarna l’immagine comune – almeno nell’ambito cinematografico – del poliziotto bravo a risolvere i casi, marito infedele e assente; Rust il pensatore solitario, realista a suo dire, ma filosoficamente pessimista. All’apparenza lontani, in profondità legati da una complicità che permette loro nel presente di raccontare le stesse cose agli investigatori dell’FBI e di occultarne altre.

TRUE DETECTIVE E KIERKEGAARD

Complici nel segreto, un segreto racchiuso in una macchina che li vede protagonisti di uno dei dialoghi più importanti, il primo, in cui Rust, incomprensibile alle orecchie di Marty, afferma di non essere cristiano e che il crocifisso che tiene nel suo appartamento è uno strumento di meditazione sul lasciare accadere la propria crocifissione proprio come fece Cristo nel giardino di Getsemani quando disse al Padre “Ciò che tu fai, affrettalo”. In questa frase il filosofo Kierkegaard vedeva tutta l’umanità del Cristo inchiodata in un sentimento: l’angoscia legata all’avvenire.

TRUE DETECTIVE E NIETZSCHE

Afferma Rust: “La coscienza umana è un tragico passo falso nell’evoluzione. Siamo diventati troppo consapevoli di noi stessi”.

Sembra di sentire l’eco dell’uomo folle che, nel racconto della Gaia scienza di Nietzsche, chiede per le vie del mercato “dov’è Dio?” e poi aggiunge “siamo stati noi ad ucciderlo: voi ed io”. Abbiamo ucciso Dio con il progresso, con la scienza, con le religioni tutte protese a rendere rassicurante un universo che danza sui piedi del caso e che non risulta affatto costruito secondo categorie di ragione.

Dinanzi allo sguardo disincantato del filosofo, le metafisiche e le religioni si palesano per quello che sono: decorazioni della realtà e bugie di sopravvivenza per poter fronteggiare il volto caotico dell’esistenza. Per Rust sono un virus del linguaggio.

TRUE DETECTIVE E SCHOPENHAUER

Nel primo dialogo Cohle continua affermando che siamo solo delle cose che si affannano sotto l’illusione di avere una coscienza, in realtà ognuno di noi è nessuno.

Per il filosofo del pessimismo cosmico Schopenhauer, il mondo che vediamo e nel quale viviamo, a partire dal nostro corpo e dal desiderio più intimo fino agli estremi confini dell’universo,filosofia-true-detective è la dolorosa manifestazione di una forza o energia cosmica e cieca, che egli chiama volontà di vivere che non ha né una causa né uno scopo, è assolutamente irrazionale e se l’uomo soffre di più degli altri esseri viventi è solo perché è più cosciente.

Il pessimismo di Schopenhauer deriva, infatti, dalla consapevolezza che l’irrazionale domina la ragione e il mondo e che il male presente nel mondo è reale e concreto proprio come quello a cui assistono i due detective e che si reitera a danno dei corpi più fragili, i bambini. Mentre il piacere è solo un intervallo fugace nella trama ingannevole delle apparenze.

Schopenhauer chiamava la realtà che ci circonda “velo di Maya”, espressione ripresa dalle Upanishad – gli stessi testi che in una scena troviamo nell’appartamento di Rust -, per indicare che il mondo non è così come noi lo vediamo, che un velo si frappone fra noi e la vera realtà, di cui possiamo intravedere solo squarci nell’incessante lotta fra le tenebre e la luce.

Siamo mostri incomprensibili a noi stessi e al tempo stesso eroi, la consapevolezza che abbiamo di noi stessi ci mette in trappola. Secondo Rust noi siamo creature che non dovrebbero esistere. Anche se questo non vuol dire affermare la possibilità del suicidio.

Rust: “Sono stato programmato così e mi manca la disposizione al suicidio”

Schopenhauer aggiungerebbe che il suicidio, essendo la negazione di una singola vita, non cambierebbe nulla dal punto della volontà di vivere e la vita continuerebbe ad essere desiderio e dolore, in cui secondo Rust la realizzazione non si raggiunge se non fino all’ultimo istante dove ti rendi conto che

(…) questo grande dramma non è mai stato altro che un cumulo di presunzione ed ottusa volontà e allora puoi lasciarti andare, alla fine non devi aggrapparti così forte per capire che tutta la tua vita, tutto il tuo amore, il tuo odio, la tua memoria, il tuo dolore erano la stessa cosa, erano semplicemente un sogno, un sogno che si è svolto in una stanza sprangata e grazie al quale hai pensato di essere una persona.

Tutti incappiamo in questa trappola che è la vita. Il tempo stesso è una trappola, un cerchio piatto. Visto dall’alto è una lattina di birra schiacciata, un cerchio senza via d’uscita in cui tutto si ripete sempre nello stesso identico modo, un cerchio di uomini fatti della stessa materia della lattina che ricordano ogni giorno a se stessi la colpa di esistere.

(…) La morte ha creato il tempo affinchè facesse crescere tutto quello che poi lei avrebbe ucciso e ognuno poi rinasce ma sempre nella stessa vita in cui si è vissuti in precedenza. Nessuno è in grado di ricordare la propria vita, nessuno può cambiare la propria vita e questo è il terribile segreto della vita stessa. Siamo in trappola come in un incubo dal quale continuiamo a svegliarci.

Guardate il video dal terzo minuto in poi

ANCORA NIETZSCHE

filosofia-true-detectiveIn una pagina di Ecce homo Nietzsche racconta di essere stato folgorato da una visione durante una passeggiata tra i viottoli che costeggiano il lago di Silvaplana, quella della circolarità del tempo e dell’eterno ritorno dell’uguale. Il filosofo, recuperando una concezione precristiana del mondo, presente nella Grecia presocratica e nelle più antiche civiltà indiane, rifiuta la concezione lineare del tempo che ha un inizio e una fine.

Crede che tutto ritorni sempre nello stesso identico modo, parole, pensieri e azione. Se da un lato per Nietzsche può sembrare una trappola, perché così un errore commesso si ripeterebbe all’infinito, dall’altro lato accettare la teoria dell’eterno ritorno significa vivere ogni momento come coincidenza di senso ed essere, in quanto il senso dell’essere non sta fuori dall’essere, in un oltre irraggiungibile e frustrante, ma nell’essere stesso, ossia in ciò che Nietzsche chiama il divenire innocente e dionisiaco delle cose, significa disporsi a vivere la vita, realizzando in tal modo la felicità del circolo.

L’oltreuomo è per Nietzsche l’uomo che riesce a vedere oltre, oltre il velo ingannevole delle apparenze, che riesce ad accettare con gioia la vita che gli è toccata anche nel suo dolore. Bisogna amare la propria sorte, non perché in un’altra vita saremo salvati, ma perché la vita è tutto quello che noi abbiamo, e visto che si ripete eternamente, l’abbiamo tutta presso di noi. E in effetti alla fine del tunnel anche per Rust c’è una luce.

 

Me ne ero andato. Non esistevo più. Sentivo solo il suo amore e poi mi sono svegliato dice Rust.

Le due vie del tempo si sono ricongiunte, il tempo ha scavato il volto di Marthy e fatto crescere i capelli di Rust, il tempo ha permesso di capire la non perfezione di marito dell’uno e di padre dell’altro. Una volta c’era solo l’oscurità. Se me lo chiedessi, ti direi che la luce sta vincendo.

Eliana Macrì

 

Ed è per questo che vi consigliamo intensamente di acquistare il DVD di questo straordinario prodotto che è True Detective. Quando il piccolo schermo raggiunge questo livello, bisogna celebrarlo.

IL TRAILER

Se il parallelismo cinema-filosofia vi piace, allora leggete questo: I mondi possibili e le sliding doors: la filosofia di Leibniz in un film

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