Il tramonto dell’epoca dell’attimo fuggente: gli insegnanti sono l’ultima ruota del carro

Vota il post
Gli insegnanti sono la categoria che guadagna di meno in Italia, il pensare non rende più. Non è più l’epoca dell’attimo fuggente, ecco il perché.

Secondo la classifica della Fpa, società del gruppo Digital360, gli stipendi più alti fra gli impiegati pubblici sono guadagnati dai magistrati, mentre all’ultimo gradino della scala si collocano i dipendenti della scuola, assieme a quelli delle autonomie locali, con gli stipendi più bassi. Ovviamente tra i dipendenti della scuola ci sono anche gli insegnanti, che, senza nulla togliere ai magistrati, rappresentano i pilastri portanti di una scuola.

Prima ancora dei banchi, delle sedie, delle palestre, delle nuove lavagne multimediali interattive, ci sono loro, gli insegnanti, che con il loro amore, la loro dedizione e il loro sacrificio tengono viva la comunità scolastica.

Il filosofo Dewey diceva che per insegnare l’inglese a John bisogna amare l’inglese, amare insegnare l’inglese e amare John.

Beh, non è nostra intenzione fare un discorso di soldi, anche se è pur vero che in una società come la nostra fondata sul denaro, questa classifica è sintomo che c’è qualcosa che non va. Secondo Freud l’insegnante è il mestiere più difficile dopo il genitore e prima del medico. È vero il medico può salvare vite, l’insegnante può salvare anime. E allora ci chiediamo

perché gli insegnanti in coda alla fila? Forse perché aiutano a pensare in una società dove non c’è più spazio per questo?

È un paradosso, ciò in cui risiede l’umanità più propria, il pensare, viene tenuto fuori da mura così grandi da non avere più alcun prezzo. Mura indistruttibili perché invisibili, il male di cui soffriamo si aggira nel nostro corpo e ci corrode dall’interno lontano dagli occhi della coscienza.  È come una goccia che scava giorno dopo giorno la pietra fino ad annientarla, celando ogni sua traccia. Il nemico dell’uomo di oggi assume tanti volti e tante espressioni di un medesimo volto da nullificarsi esso stesso, da rendere l’uomo, che ancora si pone delle domande, un inetto, impotente di fronte a un dolore a cui non riesce a dare parola.

E la cosa strana è che viviamo in una società fatta di parole, così tante, troppe per cui non ha più senso porsi il problema della loro corrispondenza o meno alla realtà interna o esterna all’uomo. Mere flautus voci. L’esasperazione del linguaggio che non è più la casa dell’essere. Non so se Gorgia sarebbe stato felice di vivere il nostro tempo.

Eppure tutti abbiamo bisogno di un maestro di vita, di un capitano. Sempre, dovunque, a ogni età. Desideriamo, anche senza rendercene conto, una guida, qualcuno che ci indichi la strada senza spingerci, qualcuno che ci ricordi di guardare il mondo da più prospettive, proprio come il professore Keating nel film L’attimo fuggente (acquistalo su amazon a prezzo scontato attraverso il link offerto da noi)

C’è un prezzo da pagare in ogni tempo e in ogni luogo per chi ha il coraggio di pensare. La nostra società ci fa credere che il male di cui soffriamo è connaturato all’essenza stessa dell’essere uomini per mascherare meccanismi generalizzati di dominio che agiscono a livello inconscio e rendono l’umanità una massa informe, preda delle correnti del momento. Siamo tutti gocce di uno stesso mare. Eraclito divideva l’umanità in due categorie, i dormienti e gli svegli, solo che oggi non sempre agli svegli è riservato un cammino di felicità.

Non sappiamo se ci vuole più coraggio a restare nella propria terra o ad emigrare, ma spesso sono gli eventi della vita di ognuno di noi a incatenarsi in maniera tale da spingerci verso l’una o l’altra direzione. E non sappiamo se questo avvenga in virtù di un disegno prestabilito, di un compito che ciascuno di noi ha da assolvere, di una decisone di reincarnazione fatta prima ancora di venire al mondo. Ma sappiamo che ogni scelta implica un sacrificio e il sacrificio ha del divino, innalza l’uomo rendendolo responsabile della propria vita e di quella di chi lo circonda.

L’uomo è capace di vivere, di andare oltre il sopravvivere e di esistere, nel senso etimologico del verbo ex-sistere, stare fuori di sé nell’essere. E per ognuno di noi il vivere può assumere le forme più svariate, ma in ogni caso l’uomo è responsabile di fronte a se stesso della sua grande capacità di pensare. Il dovere di ogni uomo dovrebbe essere quello di vivere cercando di realizzare nel modo migliore l’essere uomini.

Ecco, la nostra società sembra avere gettato nel dimenticatoio cosa significa la parola umano. L’uomo è capace del più grande odio, ma anche del più grande gesto d’amore e di condizionare, cambiare, determinare non solo la propria vita, ma anche quella degli altri. È questa la grandezza spirituale dell’uomo, la ginestra che vive nel deserto: il pensare da cui dipende l’agire, anzi il pensare stesso è un agire, è un andare oltre il dato immediato, è uno scandagliare il dato immediato illuminandone tutte le sfaccettature, è un progettare se stessi dinanzi alle possibilità che si aprono e a quelle che si chiudono.

Noi abbiamo l’arte per non morire a causa della verità diceva Nietzsche.

L’uomo è un dettaglio all’interno dell’universo che lo comprende, una sfumatura che possiede, però, la capacità di estendersi all’intero quadro e di abbracciare con la mente l’intero universo, le società storiche, le relazioni umane, di riconoscersi nell’altro uomo al di là delle distanze temporali, geografiche e culturali.

“Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo” ce lo ricorda proprio il nostro capitano Keating. Vi siete mai chiesti perché l’ultima scena de L’attimo fuggente è così forte da commuovere tutti e sempre.

Tutti sentiamo il bisogno di punti di riferimento, conoscenze, valori, esempi che non si possono comprare nei grandi centri commerciali. Lo sono i genitori, ma lo sono anche gli insegnanti che sanno che è giunto il tempo di dare, dare la loro parte migliore a chi ancora sta cercando la sua, e magari ha tante potenzialità, ma ha bisogno di qualcuno che gli tenda una mano, che gli illumini una via.

L’uomo è il più grande paradosso che esiste, nato per vivere con gli altri è l’animale più solo, fatto di un corpo finito ha negli occhi l’infinito, mortale possiede il desiderio dell’immortalità, con l’uomo l’eternità si fa tempo, diventa carne e ossa, ecco il vero miracolo: la vita. Ognuno di noi ha un dono, una propensione verso qualcosa il cui semplice farlo rende felici, lo fa sentire a casa. Dono? Condanna? Forse un dono che condanna, dato che non si può andare troppo lontano da quello che si è.

Di certo non mancheranno quelli che bistratteranno gli insegnanti, banalizzeranno il loro lavoro, quelli a cui le loro parole scivoleranno addosso come se non fossero mai state pronunciate e quelli a cui daranno addirittura un fastidio tale da cercare di farli tacere, ma ci sarà sempre uno, anche solo uno, per cui non sarà così, per cui le loro parole saranno guida, un lumino nei sentieri contorti della vita, un monito a che un insegnante non dimentichi mai chi è. Anche solo per questo uno bisogna lottare, questo è il più grande insegnamento che si possa ricevere.

Eliana Macrì

Se avete trovato utile questo post, fate un favore alla professoressa. Condividete e lasciate un piccolo mi piace sulla nostra pagina. 

Questo sito sfrutta uno spazio web acquistato su Siteground, se vuoi fare lo stesso clicca su questo link in modo tale da poterlo acquistare anche tu al 50% di sconto perché raccomandato da noi.