Il giovane Holden, quanto lo odio, quanto lo amo

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Il giovane Holden, viaggio nel romanzo che ha spaccato a metà la critica, alla scoperta di Holden Caulfield: una parte dei lettori lo considera un bamboccione menefreghista della squadra dei disfatti da soli, per un’altra parte è un eroe. E il suo segreto si nasconde dietro il titolo, ve ne parliamo nella nostra ora di buco. 

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Ti picchiano, ti deridono, tu reagisci e poi ti getti dalla finestra. Quando salti nel vuoto da un piano alto è difficile che tu possa rimanere con le ossa intere. La tua pelle diventa un sacchetto di plastica – uno di quelli del supermercato, biodegradabili – che raccoglie sabbia. Non quella del mare che volevi portare a casa per giocarci nella tua stanzetta, ma minuscoli granelli di te e della tua concretezza.

[…] Io ero sotto la doccia e via dicendo, eppure l’ho sentito atterrare. Ma ho solo pensato fosse caduto qualcosa dalla finestra, una radio, una scrivania o non so cosa, di sicuro non un ragazzo o roba del genere. Poi ho sentito che tutti correvano nel corridoio e giù per le scale, allora mi sono messo l’accappatoio sono corso giù anch’io, e il vecchio James Castle era lì, steso sui gradini di pietra e via dicendo. Era morto, e c’erano denti e sangue dappertutto, e non uno che si avvicinasse. Aveva indosso un maglione a collo alto che gli avevo prestato io. […] Avete presente James? Quello della Elkton Hills, che […] non voleva rimangiarsi una cosa che aveva detto su quel pallone gonfiato di Phil Stabile. James Castle diceva che era un pallone gonfiato, e uno degli amici fetenti di Stabile è andato a spifferarglielo. Allora Stabile, con altri cinque o sei bastardi schifosi, è andato nella stanza di James Castle, è entrato, ha chiuso la porta e ha cercato di fargli rimangiare quel che aveva detto, ma lui niente. Allora gli sono saltati addosso. Quel che gli hanno fatto nemmeno ve lo dico – fa troppo schifo – ma lui, il vecchio James Castle, non ha voluto rimangiarsi niente ugualmente. E dovevate vederlo. Era un piccoletto magro magro, dall’aria deboluccia, con due polsi grandi più o meno come due matite. Alla fine lui che ha fatto, anziché rimangiarsi quel che aveva detto si è buttato dalla finestra. Quelli che erano nella stanza con lui li hanno espulsi e basta. Non sono nemmeno finiti in galera”. […]

Non sono nemmeno finiti in galera, non sono nemmeno finiti in galera. Holden

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La copertina de “Il giovane Holden”, rigorosamente bianca come voleva J.D. Salinger

Caulfield se lo sarà ripetuto centinaia di volte. Lui che ha diviso i lettori di una generazione: da un lato chi ha sempre considerato Il Giovane Holden soltanto un ragazzino menefreghista, depresso anzitempo, un bamboccione intelligente sì, ma che fa parte della categoria dei disfatti da soli, non merita la loro attenzione; dall’altro chi lo considera un eroe. E il suo segreto si nasconde dietro il titolo.

UN TITOLO, DUE LIBRI DIVERSI

Quello che gli hanno dato in Italia – obbligati dall’intraducibilità – è ormai un simbolo. Quello originale è la missione – The Catcher in the Rye – Quale? Salvare James Castle. In Pickwick Alessandro Baricco parla di un giovane intelligente. Che se gli chiedi cosa sta pensando, lui ti risponde con qualcosa di improbabile, che non ti aspetti – dove vanno a finire le anatre di Central Park quando l’acqua del lago si ghiaccia? – Miseriaccia, chi direbbe mai una cosa del genere?

Noi aggiungiamo che Holden è incazzato. Ha perso il fratello minore; ha cambiato l’ennesima scuola e ce l’ha con il mondo degli adulti. Ipocriti, fottuti bastardi. Non c’è nessun eroe tra di loro, che brucino all’inferno! Holden questo lo sa e allora manda a fare in culo tutti. Non vuole avere niente a che spartire con loro, meglio cambiare città e andarsi a rifugiare in un paradiso terrestre dove vivere da solo. Quanti di noi lo hanno pensato?

Bene, Holden ci è andato vicino tanto così. E se proprio deve restare nel mondo moderno a macchiarsi della feccia, tanto vale fare un lavoro decente. Sposare una missione. Lui è James che non si è buttato dalla finestra. Il maglione è lo stesso, solo le ossa hanno sostanza differente. E allora sua sorella gli chiede cosa a Holden piaccia veramente fare?

Sai cosa mi piacerebbe fare? – ho detto – Se solo per una cazzo di volta potessi scegliere?

Bene, allora parliamo di questo titolo che in Italia non ti hanno potuto dare: The Catcher in the Rye. In italiano non significa niente. Il Catcher nel baseball è quello che con il guantone (Holden porta con sé quello di Allie, il fratellino scomparso) acchiappa la sfera. Letteralmente l’afferratore, l’acchiappatore, il coglitore, il pescatore; Rye è il campo di segale. E si arriva a “L’acchiappatore nel campo di segale”. Che suona male, ma ha un senso. Holden ci pensa spesso:

Padre, madre e figlio sui sei anni. […] Lui e la moglie camminavano e basta, senza parlare, e il bambino non se lo filavano. Il bambino era fantastico. Camminava per strada, invece che sul marciapiede, ma vicinissimo al bordo. Fingeva di camminare su una linea tutta dritta, come fanno i bambini, e intanto continuava a cantare, a volta a bocca chiusa. Mi sono avvicinato un po’ per sentire cosa stava cantando. Cantava quella canzone, “Se ti prende al volo qualcuno mentre cammini in un campo di segale”. Mi ha risollevato. Non ero più così depresso”.

THE CATCHER IN THE RYE

Si riferisce a una strofa di una canzone scozzese molto famosa – io non la conoscevo – di Robert Burns. Come fa notare la sorella di Holden, Phoebe, la strofa per come la ricorda Holden è sbagliata: non Se ti prende al volo qualcuno mentre cammini in un campo di segale, ma Se ti viene incontro qualcuno mentre cammini in un campo di segale. Ma il nostro eroe ha già chiara la sua missione, non gliene frega niente di cosa possa aver scritto Robert Burns, così adatta la strofa al desiderio suo, nascosto.

[…]Ad ogni modo, io mi immagino sempre tutti questi bambini che giocano a qualcosa in un grande campo di segale e via dicendo. Migliaia di bambini, e in giro non c’è nessun altro – nessuno di grande, intendo – tranne me, che me ne sto fermo sull’orlo di un precipizio pazzesco. Il mio compito è acchiapparli al volo se si avvicinano troppo, nel senso che se loro si mettono a correre senza guardare dove vanno, io a un certo punto devo saltar fuori e acchiapparli. Non farei altro tutto il giorno. Sarei l’acchiappabambini del campo di segale. So che è da pazzi, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe fare davvero. Lo so che è da pazzi […]

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Le copertine de “Il giovane Holden” e “The catcher in the rye”.

Niente più James Castle da raccogliere con il cucchiaino. Solo un eroe bambino che ti osserva mentre slitti sul perimetro del burrone della vita. Lui è sempre stato a tanto così da quel burrone. Non è mai caduto. Ecco perché Holden è un simbolo, ma è chiaro: Il Giovane Holden senza The Catcher in the Rye è soltanto un contenitore. Un corpo senza forma con le ossa spezzate all’interno. Un ricordo nella mente degli altri, un ricordo biodegradabile. Come i sacchetti di plastica al supermercato.

Gualtiero Sanfilippo

Questo post è stato pubblicato anche sulla rivista culturale Kayros.

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